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Fine della rete PSTN: come verificare la continuità delle comunicazioni critiche

Una comunicazione critica, cioè un flusso di informazioni strategico per la sicurezza o il controllo, può smettere di funzionare senza che il dispositivo mostri alcun guasto. Il pulsante continua a illuminarsi, il terminale appare alimentato e l’impianto non genera allarmi evidenti. La chiamata, però, non raggiunge più la sala controllo oppure arriva senza le informazioni necessarie per identificare il punto da cui è partita. Spesso si tende a dimenticare, infatti, che il funzionamento della comunicazione dipende anche dall’infrastruttura su cui si appoggia e il cui controllo non dipende dall’azienda che la utilizza. Questo vale in modo particolare per le reti di comunicazione, soprattutto per quella telefonica.

La progressiva dismissione della connettività “tradizionale”, analogica, rende questo rischio più concreto. Verificare la compatibilità del terminale è necessario, ma non sufficiente: occorre controllare l’intera catena composta da dispositivo, rete, alimentazione, server, postazione di risposta e procedura di intervento. Ora che questa dismissione inizia a delinearsi all’orizzonte anche per l’Italia, è necessario avviare i controlli necessari, per non arrivare impreparati.

La fine della PSTN non coincide con una sola scadenza

Con PSTN, Public Switched Telephone Network, si indica la rete telefonica pubblica commutata sulla quale si sono basati per decenni i servizi vocali analogici. In Italia il passaggio alle reti di nuova generazione procede attraverso interventi territoriali e programmi definiti dai singoli operatori, senza una data unica valida per ogni collegamento e tecnologia.

Nel maggio 2024 TIM ha avviato la dismissione delle prime 62 centrali interamente in rame, distribuite tra 54 comuni e 11 regioni. Il piano prevede lo spegnimento di oltre 6.700 centrali sulle circa 10.500 esistenti entro il 2028. I collegamenti ADSL, ISDN e le linee telefoniche RTG attestati sulle centrali interessate vengono trasferiti verso la rete di nuova generazione, disponibile totalmente o parzialmente in fibra. Lo switch-off coinvolgerà quindi oltre il 60% delle centrali presenti sul territorio, secondo quanto comunicato da TIM.

La dismissione del rame e la migrazione della fonia analogica devono essere distinte dallo spegnimento delle reti mobili legacy. Anche in questo caso le tempistiche cambiano in base all’operatore. TIM ha completato lo spegnimento del proprio 3G il 15 ottobre 2022, mentre WINDTRE ha avviato nel 2024 una dismissione progressiva, inizialmente limitata alla banda 2100 MHz.

Per chi gestisce sistemi di sicurezza, quindi, il riferimento corretto è la tecnologia effettivamente utilizzata da ciascun impianto, che può essere verificata attraverso gli operatori di riferimento.

Quali sistemi possono dipendere ancora dalle reti legacy

Le linee analogiche sono spesso associate ai telefoni tradizionali, ma nel tempo sono state impiegate anche per collegare dispositivi meno visibili: sistemi di chiamata nella comunicazione di emergenza per ascensori, help point nei parcheggi, terminali interfonici presso ingressi e barriere, postazioni SOS, combinatori telefonici, impianti installati in locali tecnici e collegamenti tra siti remoti e centrali operative.

In alcuni edifici la dipendenza può essere indiretta. Un terminale interfonico può essere collegato a un centralino analogico, che utilizza a sua volta una linea ISDN o RTG. In altri casi è presente un gateway mobile basato su 2G o 3G. Il censimento deve quindi ricostruire il percorso completo della chiamata, senza fermarsi alla tecnologia dichiarata sulla targhetta del dispositivo.

Perché installare un gateway non risolve automaticamente il problema

Un adattatore analogico o un gateway VoIP può consentire di mantenere in servizio un terminale esistente, traducendo il segnale verso SIP o un’altra tecnologia IP. Può essere una soluzione transitoria valida, ma la compatibilità elettrica del collegamento non dimostra che tutte le funzioni siano conservate.

Durante la migrazione possono cambiare la gestione dei toni DTMF, i codec audio, i tempi di instaurazione della chiamata, l’identificazione del terminale, il trasferimento delle chiamate e la comunicazione con centralini o sistemi di supervisione. La compressione audio e i meccanismi di soppressione del rumore possono inoltre interferire con apparati che trasmettono segnali o dati attraverso il canale vocale.

La verifica deve essere funzionale: una chiamata di prova deve partire dal terminale reale, attraversare la nuova infrastruttura, raggiungere la destinazione prevista e consentire una conversazione intelligibile in entrambe le direzioni.

Con l’IP cambia il modello di disponibilità

Una linea RTG poteva alimentare direttamente molti dispositivi telefonici dalla centrale. In un sistema IP, invece, la comunicazione dipende generalmente dall’alimentazione elettrica locale e da più componenti attivi: switch, router, gateway, server interfonici, firewall e sistemi di accesso alla rete.

Il terminale può utilizzare PoE, Power over Ethernet, che permette l’alimentazione diretta degli apparati attraverso il cavo di rete, ma la continuità dipende anche dall’autonomia dello switch che fornisce l’alimentazione. Un UPS installato nella sala server non protegge necessariamente gli apparati collocati in armadi periferici. Lo stesso vale per router, collegamenti radio e convertitori.

Occorre quindi definire l’autonomia richiesta e verificare quali apparati devono restare operativi durante un’interruzione elettrica. Il dimensionamento deve considerare consumi, durata prevista del disservizio, stato delle batterie e modalità con cui un’anomalia viene segnalata agli operatori.

Come svolgere l’assessment delle comunicazioni critiche

La verifica può essere organizzata in sei passaggi:

  1. Censire i terminali e la loro funzione. Per ogni dispositivo devono essere registrati posizione, modello, numero chiamato, tecnologia, operatore, destinazione e livello di priorità. 
  2. Ricostruire il percorso end-to-end. Bisogna identificare centralini, gateway, SIM, LAN, VLAN, switch, router, server e servizi esterni attraversati dalla chiamata. 
  3. Controllare protocolli e funzioni. La compatibilità deve comprendere audio bidirezionale, identificazione del punto chiamante, DTMF, instradamento, richiamata ed eventuale integrazione con video o controllo accessi. 
  4. Verificare l’alimentazione. Per ogni componente va controllata la presenza di UPS o batterie, insieme all’autonomia effettiva e alle procedure di sostituzione. 
  5. Esaminare supervisione ed escalation. Un guasto deve generare una segnalazione riconoscibile e indirizzata a un soggetto responsabile, entro tempi coerenti con il servizio. 
  6. Eseguire test completi. Le prove devono coinvolgere il personale che riceve la chiamata e verificare identificazione, intelligibilità, registrazione ed esito dell’intervento. 

Il risultato dovrebbe essere una matrice che colleghi ogni terminale alla relativa infrastruttura, ai rischi rilevati, alla soluzione prevista e alla data del test conclusivo.

Supervisione e ridondanza devono essere progettate

Nei sistemi interfonici professionali, la disponibilità può essere controllata in modo continuo. La tecnologia Commend prevede, in base ai dispositivi e alla configurazione, il monitoraggio della connessione tra terminali e server, il test del percorso audio tra microfono e altoparlante, pulsanti con funzione di autodiagnosi e contatti in grado di segnalare tentativi di manomissione.

Anche il server può essere inserito in un’architettura ridondata. Nelle soluzioni Commend, le stazioni possono collegarsi contemporaneamente fino a tre server; in caso di indisponibilità di un server o di un router, la chiamata può essere reinstradata attraverso le risorse disponibili. Le opzioni effettive dipendono dalla piattaforma, dai terminali e dal progetto.

La supervisione riduce il rischio di scoprire un problema nel momento in cui qualcuno preme il pulsante di emergenza. Deve però essere collegata a responsabilità definite: ricevere un allarme tecnico senza una procedura di gestione lascia il guasto irrisolto.

Dalla chiamata alla gestione dell’evento

La continuità operativa non termina quando la voce raggiunge una control room. L’operatore deve poter identificare il luogo della chiamata, comprenderne il contenuto, stabilire la priorità e attivare la procedura corretta. Servono quindi regole di instradamento, escalation verso destinazioni alternative, registrazione degli eventi e verifiche periodiche.

La migrazione dalla PSTN all’IP offre l’occasione per superare collegamenti isolati e difficili da monitorare, integrando interfonia, video, controllo accessi e gestione centralizzata. L’obiettivo non è conservare a ogni costo il funzionamento precedente, ma garantire che ogni richiesta di assistenza venga ricevuta, compresa, tracciata e gestita anche dopo la dismissione delle reti legacy.